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Comitato no biomasse Inalca - La fine di un grande periodo

  • Oct 10, 2015
  • 5 min read

Era il 30 Novembre 2011 , in una sala piena di gente incuriosita e forse anche arrabbiata a Castelnuovo poche setimane prima di Natale , organizzammo quella riunione che si comprese essere così importante solo successivamente , preludio poi alla costituzione del Comitato no Inalca .

Il 16 Dicembre 2011 a Spilamberto un gruppo di una ventina di persone decise di costituirsi in Comitato , decise di registrare l’atto all’Ufficio delle Entrate , decise di fare l’atto costitutivo, decise il Presidente , il Consiglio direttivo e tutti gli organi direttivi per iniziare a conoscere e analizzare il progetto che Inalca aveva presentato in Provincia. In quella sede si decise anche la bozza del logo al quale alla fine si associò la testa della bovina e il camino fumante.

Premesso che , a mio modesto parere , non tutte le biomasse sono dannose , dannosa è la speculazione energetica che se ne vuole fare, ritengo che un generico “comitato no biomasse “non sia in linea con i moderni meccanismi di efficientamento energetico.

Nel caso Inalca chi parlava di biomasse era solo la ditta proponente. Per noi si trattava di RIFIUTI , e fui in grado di dimostrarlo con l’avvallo di Università e dell’Europa. Eravamo nel campo dei rifiuti da smaltire a 1100 gradi , non erano fonti rinnovabili , non erano biomasse e non erano sottoprodotti. Solo a Settembre 2012 la Regione ER finalmente si pronunciò , ma i giochi oramai erano fatti.

Questa fu la motivazione di fondo della bocciatura della Provincia di Modena , non in linea con le normative comunitarie e con la nota 20201 di allora dell’Istituto Superiore della Sanità , il tutto allora rientrava nella combustione dei rifiuti al pari di un inceneritore da rifiuti cittadino, chiamato erroneamente termovalorizzatore.

Il comitato nacque e creò uno statuto, proprio al fine di informare la popolazione in merito al progetto, lo stesso statuto ( allego ) definiva le motivazioni che non erano riferite ad una difesa ad oltranza del territorio dalle biomasse, ma era finalizzato all’informazione corretta sul cogeneratore Inalca che si voleva realizzare. Il comitato finiva la propria esperienza ricorrendo a tutte le sedi anche legali , solo qualora vi fosse stata la cancellazione del progetto in essere o la sua definitiva approvazione.

Il coinvolgimento del Comitato no Inalca nelle osservazioni sul progetto di cippato a sette cani ha fatto scattare l'associazione ”biomasse a cippato / cogeneratore a rifiuti animali”. A Inalca , ma anche allo scrivente , e' apparso fuori luogo e non corretto l'utilizzo di un marchio come quello del no Inalca associato ad un impianto a biomasse vegetali. Questo è forse stato un grande errore .

In questo caso l’associazione del marchio sul quale molti giornali hanno scritto per quasi 2 anni , ha goduto della cassa di risonanza mediatica per il nome accostato , No Inalca , a mio avviso, ribadisco , erroneamente associato ad un impianto energetico a cippato .

Se andiamo a rileggere la storia dei comitati nel nostro territorio , tutti nascono da una aggregazione di cittadini ,come scrissi 4 anni fa sul blog di Paltrinieri Amare Vignola , tesa ad opporsi a quella che viene ritenuta un danno per la salute e per l’ambiente, cioè ad un progetto ad elevato impatto ambientale , che non deve per forza essere un impianto emissivo, ma può riguardare una superstrada , una cava , la cementificazione selvaggia etcc .

Il nogas Rivara , il no Cave , il no Bitume , il no inceneritore s Dalmazio , il no Cispadana , no via Cannizzaro etccc , la motivazione risiede sempre nella opposizione ad un progetto, mai si generalizza in senso lato su tematiche ambientali .

Nel caso Inalca dimostrammo che trattandosi di rifiuti, il trattamento rientrava nello smaltimento , ultimo anello della catena ,con le temperature correlate elevatissime di 1100 gradi proprio al fine di non causare danni alla salute umana. Solo nel 2014 l’Europa ha permesso l’incenerimento in motore endotermico per i grassi /rifiuti di cat 1 , come era nel progetto iniziale di Inalca , ma aggiungendo una postilla , l’incenerimento dei fumi a 1100 gradi in uscita , ribadendo il concetto che la sicurezza della salute pubblica passa attraverso questa temperatura , che, per chi vuole ricavare un vantaggio economico da tale tecnologia sfruttando norme molto permissive e vantaggiose , diventa uno scalino antieconomico e insormontabile.

Sono felice personalmente che un comitato estenda il proprio ruolo ad altri territori dell’Unione Terre di Castelli e che da Zocca a Savignano ,vi sia un gruppo di cittadini organizzati che alla luce dell’esperienza maturata, siano in grado di aggregare i cittadini per opporsi ad altri eventuali impianti dannosi per la salute pubblica , ma che sappiano anche discernere tra le biomasse speculative e quelle intelligenti.

In qualità di presidente di AIF , Ambientinforma onlus che si occupa di informazione ambientale ad ampio raggio , avere un comitato sul territorio che si occupa della salute pubblica e dell’ambiente e delle relative lotte da attuare in merito , è un supporto notevole , che aiuta qualora si ripresenti una domanda ad un SUAP o alla Provincia o al Comune con la finalità di realizzare un impianto di incenerimento.

Ma occorre anche non dimenticare che , se la nostra Regione viene classificata come la più inquinata d’Europa, non è solo per quegli impianti a biomassa , ma è per la industrializzazione selvaggia, per la carenza od assenza di controlli , per i SIN , per le oltre 1100 AIA , per gli 8 inceneritori , per il trasporto su gomma invece che su rotaia, per l’assenza di servizi pubblici , per la speculazione economica sui rifiuti , per il prosciugamento delle falde , per la cementificazione senza criterio e per l’assenza completa della politica dei trasporti , per l’assenza del teleriscaldamento, etcc

Finisce certamente un periodo con la cancellazione del nome “Inalca” dal logo del Comitato , un grande periodo che ha fatto vincere una battaglia al topolino contro l’elefante .

Resta forse da approfondire quale sarà il risvolto successivo , in quanto il ricorso al TAR è a nome del Comitato no Inalca , lo statuto dovrà completamente essere modificato , e forse all’Unione terre di Castelli , potrebbe non piacere un logo che ricorda quello del comitato no Inalca , ma che riporta la dicitura “ Terre di Castelli” in sostituzione della parola Inalca.

È comunque positivo , che al di là delle variazioni in atto , e delle diffide legali pervenute , vi sia sul territorio un nuovo soggetto a tutela e difesa dell’ambiente che ha la forza di espandersi su un territorio di 75000 abitanti , volendo essere punto di riferimento per difendere un bene prezioso , la terra in cui viviamo .

Dott Monfredini Roberto


 
 
 

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